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La tragedia dei profughi al confine con l’Europa

tratto dalla pagina FB di Paolo Trovato

Quelle lande che oggi si trovano ad essere parte del confine orientale della Polonia, dove si sono perpetrati durante il secolo scorso crimini di massa verso le popolazioni locali (polacchi, ebrei e ruteni) tornano ad essere teatro di raccapriccianti azioni e ritorsioni geopolitiche a scapito degli esseri umani. Anche questa volta le vittime sono coloro che fuggono da altri teatri di guerra: ieri dai pogrom, oggi dai conflitti del vicino e medioriente.


Se è vero che il governo bielorusso sponsorizza i passaggi aerei sulla propria compagnia di bandiera Belavia da Siria, Iraq e Afghanistan, per poi forzare questi profughi ad una marcia verso il confine polacco, sapendo che il governo polacco li respingererà, costringendoli ad una raccapricciante condizione disumana di stallo, è altrettanto vero che difficilmente il governo illiberale bielorusso indebolirá l’altrettanto illiberale governo polacco.

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SULLA VIA DI DAMASCO

Oggi, dalle pagine del Messaggero Veneto, si apprende che l’accademico Alberto Felice De Toni, ex-rettore dell’Università del Friuli, è molto preoccupato per la crisi di rappresentatività delle Istituzioni politiche, lacerate come sono da un livello di altissima conflittualità.
E fin qui, direi, siamo d’accordo.
Però poi, stimolato dal giornalista, aggiunge qualcosa di inaspettato. Per lo meno, che io non mi sarei aspettato, per la percezione che ho del personaggio.
Indica come via d’uscita, come possibilità di salvezza, l’adozione di un forte sistema istituzionale di marcato stampo federalista, fino a evocare una riforma cantonale sul modello svizzero, o su quello territoriale tedesco.
Ecco, questa mi sembra una novità. E, aggiungo, sono sempre più frequenti i segnali che vanno in questa direzione e che provengono dalla parte più attenta e sensibile della classe dirigente. Segno che qualcosa si sta finalmente incrinando, nel monolite centralista.
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All’ex magnifico rettore faccio cortesemente notare che, in attesa di una riforma istituzionale che, nella sintesi giornalista, prefigura il superamento dello Stato nazionale, per approdare a una Europa delle Regioni, si potrebbe già fare qualcosa.
Si potrebbe, a esempio, procedere con maggiore speditezza verso il federalismo deli Partiti politici, demolendo la piramide centralista della loro attuale gestione. Piramide che consegna, di fatto, ai Segretari Politici italiani un potere effettivo di condizionamento palesemente sproporzionato rispetto alle intenzioni dei Padri Costituenti.
Anche la più forte delle Autonomie Locali non può sopravvivere alla filiera di potere che lega il più piccolo consigliere comunale del più piccolo Comune al Segretario di Partito romano. Una filiera che avvolge le Istituzioni autonome come un boa stringe la sua vittima, fino a farla soffocare.
All’accademico De Toni, quindi, un plauso per aver raggiunto questo convincimento; ma anche un forte invito a spronare il suo Partito nazionale di riferimento a trasformarsi in una struttura federata.
Il PD-Friuli e il PD-Trieste, a esempio e per fare un esempio a caso, [e solo per fare un esempio], si potrebbero costruire da oggi, subito, senza aspettare che sorga il magnifico sol dell’avvenir.
Nei fatti, una forza politica veramente riformista [se non autenticamente rivoluzionaria], oggi sta dalla parte delle autonomie locali, dei territori, dell’autogoverno delle comunità; e il campo del centralismo è e resta [come sempre e come naturalmente deve essere] il terreno delle forze conservatrici.
Terreno legittimo e degno, per carità. Solo che non è il mio. E,  sembra di capire, neppure quello dell’accademico.
Coraggio, quindi, perchè altrimenti sono solo parole. Belle parole, certo. Ma solo parole.

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Succede ad Adria

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