Nuova Piattaforma Politica

di Tersite

Senza il timore di apparire come la “mosca cocchiera”, mi permetto di sviluppare alcune indicazioni politiche che ritengo oggi all’altezza della situazione.

Già è stato scritto, in Agorà dei cittadini, del ruolo dell’associazionismo nella nostra società, del significato dell’attivismo civico e della cittadinanza, ma anche di quale politica c’è oggi bisogno, in particolare nel Nord Italia.

Ora voglio invitare a navigare in mare aperto e a pensare in grande.

Quale politica, quali valori, quali riferimenti ideali ci richiede questo momento storico?

In primo luogo ritengo che vada ripresa in mano la bandiera del Bene Comune.

E’ un termine che ha avuto fortuna in ambito cattolico, sebbene la sua interpretazione, nella Democrazia cristiana, sia stata spesso succube del capitalismo liberista e degli interessi materiali della Chiesa.

Ma che cos’è il Bene Comune se non il Socialismo, il concetto di eguaglianza coniugato inscindibilmente con il concetto di libertà? E, stando alla parola stessa “comune”, anche Comunismo, se inteso nei suoi valori di condivisione della condizione umana, oltre le aberrazioni del cosiddetto “socialismo reale”, che ne è stata la realizzazione autoritaria e poliziesca, tipica di una società arretrata e violenta.

Il Bene Comune, però, non si impone da solo, perché tendono sempre a prevalere gli interessi di parte, di aree di un paese, di una nazione, di categorie economiche forti.

Il Bene Comune non può neppure essere qualcosa di indistinto, come la notte hegeliana “in cui tutte le vacche sono nere”. Certamente il bene comune si articola come bene di una comunità in primo luogo, sia esso un piccolo paese sia una nazione. Valorizzare le specificità è una ricchezza per tutti. Non è però più bene comune, ma campanilismo asfittico, nazionalismo deteriore, razzismo e classismo, quando si vuole imporre il proprio esclusivo bene e non si cerca di gestirlo in termini di confronto democratico, paritario, alla ricerca dell’interesse generale.

E’ qui che entrano in gioco le componenti sociali che maggiormente sono sensibili al bene comune.

Non si tratta di svalutare chi difende i legittimi diritti e le necessità di categorie economiche, dal sindacato agli industriali, dagli artigiani ai commercianti. Come anche tutto l’associazionismo in ambito culturale, religioso, artistico, sportivo…

Sono interessi di parte che vanno mediati – ed è sempre un’operazione né facile né indolore – nel bene generale di tutti, in particolare di chi è debole e meno tutelato.

C’è una componente forte tra le associazioni che è venuta crescendo negli anni e che si presenta come maggiormente portatrice degli interessi di tutti ed è l’associazionismo di impegno civile. E’ un settore che si è imposto in parallelo con la diffusione del Welfare e della cultura di massa.

Spesso ha svolto e svolge un lavoro di supplenza in rapporto alle difficoltà dello Stato, sia nelle sue espressioni centrali, sia nei suoi organi periferici, nel rispondere alle lievitate istanze dei cittadini; c’entra la cosiddetta “sussidiarietà”, art. 118 della Costituzione. Infatti, non solo lo Stato non riesce ad arrivare ovunque e a soddisfare tutte le esigenze delle persone singole o organizzate, ma soprattutto bisogna aver chiaro che una concezione “statalista” finisce per comprimere il bisogno di protagonismo dei cittadini e dei gruppi, disposti a farsi carico dei bisogni del prossimo vicino e lontano.

Proprio il welfare, con l’aumento delle risorse economiche e vitali, l’ampliamento del tempo libero, l’allungamento della terza età sciolta dal lavoro obbligato, permettono e inducono molti a dedicarsi, oltre che agli hobbys, al bene comune. Magari negli Usa alcuni utilizzano il tempo per armarsi e giocare con le armi, da noi, invece – forse perché più solidali – sempre più gente milita in associazioni per il Bene Comune: Croci rosse, bianche, blu e verdi, Protezione civile, associazioni di tutela e di solidarietà sociale.

Per prevenire calamità e porvi rimedio, per soccorrere chi è in difficoltà, i poveri, gli immigrati, i disabili, i tossici, gli anziani non autosufficienti, i soggetti deboli in generale. A volte le persone socialmente attive sono organizzate a livello locale in altri casi sono coordinate in associazioni nazionali o sovranazionali, come il Forum del Terzo Settore, i volontari della Protezione civile, le ONG, la Caritas, Sant’Egidio, ecc.

Lo si è visto in questo periodo di pandemia quanto il loro intervento sia stato prezioso in connessione con l’intervento pubblico. Un intervento che si può ricondurre al terzo valore della Rivoluzione francese, la fraternità. Un valore che è rimasto in ombra, a vantaggio degli altri due, forse storicamente più urgenti. Un valore però di cui si sperimenta l’urgenza, come anche Papa Francesco ha sottolineato nell’enciclica “Fratelli tutti”.

Proprio da qui, dall’attivismo civico solidaristico, si può ripartire per costruire una Nuova Piattaforma Politica che può dare senso all’impegno politico di quanti intendono agire, in modo non ipocrita o retorico, in nome del Bene Comune. Certo la politica con la P maiuscola è chiamata a governare la complessità della società, in cui sono tanti gli aspetti da gestire, ma ci vuole una bussola, visto che la crisi delle ideologie ha lasciato aperti varchi, da cui è passato il populismo con la sua anarchia demagogica, che finisce con l’ingessare tutto chiudendo le prospettive.

Aprire insieme la strada del futuro è l’unica possibilità per i singoli e per la stessa specie umana.

Tersite

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