Quale politica oggi? Ricominciamo a parlarne.

di “Tersite”

La crisi delle ideologie non ha fatto sparire i partiti. Essi gestiscono ancora una parte del consenso, ma il fattore vincente, in modo macroscopico in Veneto nelle elezioni regionali di settembre, e in modo forte in Regioni come la Campania e la Puglia, è il ruolo dei leader, enfatizzato anche dalla gestione del covid. Leader che hanno incarnato anche una spinta civica che va oltre i partiti; è emblematico che la lista Zaia abbia superato la Lega: era percepita praticamente come una lista civica.

Non è casuale che a livello nazionale Conte goda di un ampio consenso e non sia un leader di partito. Non è da oggi che in Italia, e non solo, si è imposta una crescente disaffezione dai partiti e una personalizzazione della politica. Da Bossi e Berlusconi in poi i partiti si avvalgono di leader che personalizzano lo scontro, cavalcando il populismo. Lo vediamo in Salvini e Meloni e nello sbandamento dei Cinque stelle lacerati tra i leaderini come Di Maio, Di Battista e altri minori, con Grillo che ha rinunciato a fare il leader.

Questa piega, che ha preso la politica, ha penalizzato la Sinistra che non si è arresa a questa logica e ha sempre preferito avere più leader.

E, anche quando ne ha avuto uno, non ha impiegato molto a disarcionarlo.

E gli effetti si vedono soprattutto a nord del Po dove a fronte di leader per quanto discutibili, come Fedriga, Fontana, Zaia, però ben identificati, non si intravvedono figure di sinistra capaci di reggere il confronto, non per la competenza, ma per la notorietà. E il confronto politico diventa impari, lo si è visto nelle elezioni di Venezia dove è stato presentato un candidato bravo ma di cui molti di voi, a distanza di due mesi, non ricordano il nome e il cognome.

Al Nord poi, soprattutto in alcune aree, la sinistra, sia PD sia altri, è vista come l’erede del partito comunista, e questo blocca molte possibilità di affermazione.

Tener in piedi la Margherita qui avrebbe avuto senso o altrimenti si doveva costruire il partito democratico in modo diverso, più ampio, più aperto. Il paradosso è di un PD che, anche se fa scelte economiche di centro, non riesce a dare rappresentanza politica alla sua ala di centro e a chi non si riconosce nei partiti e preferisce forme di impegno civico. Magari al suo interno ha leader centristi, anche ex-democristiani, ma l’elettorato non li vede, non li riconosce.

Troppo pochi finora hanno capito questi tre problemi: la carenza di leader riconoscibili, la mancanza di una componente di centro e la capacità di interpretare chi non si riconosce nei partiti, in modo che effettivamente si possa parlare di un nuovo centro-sinistra.

Restano sullo sfondo i valori che distinguono le forze democratiche e di sinistra dalla destra; una destra che punta sempre sulla sicurezza, sul meno stato e più privato, su meno tasse e meno servizi pubblici, su valori religiosi tradizionali.

Però se non si risolvono i tre problemi indicati, il centro sinistra non uscirà mai da una condizione di minorità.

E noi, vogliamo dare una mano in queste tre direzioni, cominciando a individuare leader che meritano di essere sostenuti e componenti moderate e civiche che possono ampliare il fronte democratico e progressista? O restiamo a guardare sperando nei miracoli?

“Tersite”

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