Riflessioni sulle leggi fondamentali della stupidità umana

Recensione di Alberto Felice De Toni —

Molti hanno trattato il tema della stupidità umana, dei suoi effetti nefasti. I comici hanno costruito su di essa le loro fortune. Pochi però hanno cercato di capire che cosa è e quali ne sono le regole di funzionamento, in modo così provocatorio e divertente come questo testo di Carlo M. Cipolla “Allegro ma non troppo”, edito da “il Mulino”. Il testo per la verità contiene anche una prima parte che tratta del “pepe, vino (e lana) come elementi determinanti dello sviluppo economico dell’età di mezzo”, ma è della seconda parte che ci interessa parlare qui.

In essa vengono enucleate quelle che secondo Cipolla sono le leggi fondamentali della stupidità umana.

La Prima Legge Fondamentale della stupidità umana asserisce senza ambiguità di sorta che “sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione”.

Le prove di questo consisterebbero nel fatto che anche persone che “uno ha giudicato in passato razionali e intelligenti si rivelano poi all’improvviso inequivocabilmente e

irrimediabilmente stupide” e ancora dal fatto che spesso “con un’incessante monotonia, si è intralciati e ostacolati nella propria attività da individui pervicacemente stupidi, che compaiono improvvisamente e inaspettatamente nei luoghi e nei momenti meno opportuni”.

È difficile dar torto a queste affermazioni, perché esprimono in modo efficace la frustrazione che ci coglie ogni volta che siamo costretti a dover fare i conti con degli stupidi, da cui non possiamo liberarci. Già Socrate del resto diceva che più che la cattiveria era l’ignoranza a provocare danni (è quello che nei manuali di filosofia viene chiamato ‘intellettualismo etico’). E per stare sempre alla filosofia. È quanto diceva pressappoco anche Erasmo da Rotterdam nell'”Elogio della follia” “la maggior parte dell’umanità indulge alla follia” (tra follia e stupidità non n’è una gran differenza). Anzi si può dire che Erasmo nel suo trattato avesse individuato anche La seconda legge, quella che afferma che “la probabilità che una persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona”, perché afferma che la pazzia è presente in tutti i ceti sociali. Secondo Cipolla, in modo più preciso, il (cioè la quota di stupidità), è distribuito secondo la stessa percentuale in tutte le categorie sociali, anche in quelle meno sospettabili come i professori di università e i premi Nobel. In tal modo viene a configurarsi quasi una divisione dell’umanità in stupidi e non stupidi, che attraversa tutti i gruppi sociali, poiché “gli uomini non sono uguali”. Più che soffermarci sui rischi di razzismo intellettuale, preferiamo prendere le parole dell’autore come una divertente provocazione.

La Terza (ed aurea) Legge Fondamentale viene invece rappresentata con un grafico. In esso l’asse della X indica il guadagno che una persona ottiene dalla sua azione. L’asse della Y indica il guadagno che un’altra persona ottiene dalla azione della prima. Il guadagno può essere positivo, cioè un vantaggio o negativo, cioè un danno. La Terza legge presuppone che gli esseri umani siano di quattro categorie: gli sprovveduti (quelli che provocano un vantaggio agli altri causando una perdita per sé stessi), gli intelligenti (quelli che procurano un vantaggio agli altri e a sé stessi), i banditi (quelli che procurano un vantaggio a sé stessi danneggiando gli altri) e infine gli stupidi.

Questi, secondo la terza legge, causano “un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita”.

Alberto Felice De Toni

Presidente della Fondazione CRUI
già Rettore Università di Udine
Fondatore del Movimento dei Cittadini

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