Libertà è partecipazione

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di Ivano Manzato

Barbara Paknazar ha intervistato Riccardo Guidi, docente del dipartimento di Scienze politiche dell’università di Pisa, curatore, insieme a Ksenija Fonović e Tania Cappadozzi, di un libro, intitolato Volontari e attività volontarie in Italia. Antecedenti, impatti, esplorazioni (Bologna, Il Mulino, 2016). Propongo un estratto dell’intervista che sintetizza molto bene l’idea del titolo del presente articolo

… Chi fa volontariato non produce solo un beneficio agli altri, ma anche a sé stessi e più complessivamente alla società italiana … Le persone impegnate nel volontariato hanno livelli di soddisfazione per la propria vita e livelli di benessere maggiori rispetto ai non volontari. E questo può alimentare la visione che, fermo restando che il volontariato è un gesto altruistico e questo è chiaro, le attività volontarie fanno bene anche a chi le esegue

… chi fa volontariato alimenta un tessuto di risorse civiche di cui il nostro Paese ha estremamente bisogno.

… chi fa volontariato ha livelli di implicazione politica maggiori rispetto a chi non lo fa, partecipa di più non solo perché vota di più ma è più attivo, si informa maggiormente sulle questioni politiche, dove per politica non si intende qualcosa che ha a che fare solo con i partiti, ma la cura del bene comune, la polis.

Ho trovato in questo piccolo estratto, l’estrema sintesi della mia idea di volontariato, attività che mi occupa (e mi gratifica) da almeno quarant’anni.

Sono stato impegnato nel sindacato, nella tutela dei diritti dei malati, in attività di aiuti internazionali (soccorso ai profughi della guerra della Ex Jugoslavia). Sono stato anche donatore del sangue, ho svolto e svolgo attività ricreative per persone con handicap, promuovo e svolgo attività culturali per i diritti dei bambini, ho partecipato a numerose raccolte di fondi per svariate attività: dalla ricerca sul cancro all’acquisto di un pulmino attrezzato per disabili … e questo all’interno di organizzazioni strutturate ma anche da solo o con la mia famiglia.

Ho visto crescere negli anni, nei volontari miei compagni di viaggio, la consapevolezza del proprio valore e della importanza del proprio impegno, e nell’ambito di questo impegno, ho visto maturare il rifiuto progressivo e sempre più deciso ad essere considerati e trattati dalle istituzioni quale risorsa a mero risparmio economico. In poche parole è sempre più diffusa la voglia di operare al fine di far sì che il volontariato, andando oltre a una funzione di sostituzione alle mancanze dello Stato, possa reagire a tali mancanze alimentando migliori politiche pubbliche per offrire, soprattutto ai soggetti più svantaggiati della nostra società, servizi migliori. È necessario quindi impegno sì, ma unito ad una maturità “politica” per cui il volontario si senta autorizzato, in virtù dei propri sforzi, ad esigere anche l’impegno delle istituzioni onde arrivare assieme ad ottimizzare le risorse per rendere migliore la società nella quale viviamo e operiamo.

Anche i numeri dicono questo: quando si pensa al volontariato si tende a immaginare un’azione di supplenza più che un’azione produttiva. In realtà le diverse facce del volontariato, attraverso una vastissima rete di soggetti, sono generatrici di sviluppo, sociale e relazionale, che non sempre viene considerato per il suo valore economico prodotto direttamente o come costo non sostenuto da terzi. Oltre al valore economico ciò che risulta ancor più importante è l’impatto sociale che matura dalle piccole alle grandi esperienze avviate. Un valore, a volte impercettibile, senza il quale il sistema Paese sarebbe in gravi difficoltà.

Nel mondo si calcola che il numero di volontari , nel 2011 fosse di circa 140 milioni di persone.
(secondo quanto riporta il primo Rapporto sullo stato del volontariato nel mondo (Rsvm) dei Volontari delle Nazioni unite).

In Europa, nel 2017, si calcolava che fossero circa 94 milioni le persone che svolgevano attività di volontariato.

La fotografia del Paese Italia che ci propone l’Istat con il censimento 2016 è un mosaico composto da 336.275 organizzazioni che coinvolgono 5.528.760 volontari e impiegano 812.706 dipendenti. Secondo studi più recenti, gli italiani attivi sono più di sette milioni. Circa 4 milioni di persone fanno volontariato attraverso una o più organizzazioni, poi ci sono circa 3 milioni di persone che fanno volontariato direttamente, individualmente, informalmente, cioè senza nessuna intermediazione organizzativa, si tratta di persone che offrono il proprio aiuto gratuito ad amici, conoscenti, familiari non conviventi, vicini di casa… È il volontariato di prossimità e di affinità che viene prestato a beneficio della collettività e dell’ambiente con un profilo molto simile a quello organizzato ma fatto da volontari che scelgono di fare da soli. 

Il Veneto, poi, risulta essere la terza regione italiana per numero di enti non profit presenti, con un totale di 29.871 realtà, preceduta soltanto da Lombardia e Lazio.

Padova nel 2020 è stata scelta, quale città europea del volontariato È la prima volta che una città italiana viene scelta in questa “competizione” aperta a tutti i comuni d’Europa e istituita dal Centro Europeo del Volontariato, network composto da oltre 60 organizzazioni impegnate nella promozione e sostegno dei volontari e del volontariato a livello europeo, nazionale e regionale.

«Il volontariato non ama il clamore, non gradisce la riconoscenza, preferisce l’operoso silenzio, ma quando abbiamo condiviso con il Sindaco di Padova, la possibilità di candidare la nostra città a Capitale Europea del Volontariato eravamo convinti che ciò ci avrebbe permesso di far emergere la grande funzione educativa e culturale che rappresenta oggi il volontariato italiano», è con queste parole che ha preso avvio il saluto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella da parte di Emanuele Alecci, Responsabile del Comitato Padova Capitale Europea del Volontariato e Presidente CSV Padova.

Le motivazioni di partenza per attivarsi come volontari possono essere davvero molteplici e molto diverse fra loro: si può fare volontariato, magari spinti da convinzioni etiche o morali, per la volontà di rispondere al bisogno degli altri, o anche solo per curiosità, o per il semplice fatto di avere del tempo libero a disposizione, o per caso, perché incoraggiati da qualche amico, a volte per prendere le distanze dai propri problemi … Alcune di queste motivazioni appaiono più “altruistiche”, altre più “egoistiche”, altre ancora sembrano legate alla casualità, ma sono tutte motivazioni legittime. Ma le motivazioni non sono qualcosa di statico e immutabile e anzi devono essere continuamente ripensate e rinnovate affinché evolvano e si mantengano vive nel tempo.

E con il rinnovo delle motivazioni è necessario che i volontari acquisiscano anche la consapevolezza della propria importanza nell’indirizzare la politica istituzionale verso scelte che portino al vero e diffuso beneficio della collettività … senza sé e senza ma.

Cittadini attivi e liberi grazie alla propria attività, perché libertà è partecipazione.

Ivano Manzato

Poeta/sceneggiatore e attore dialettale
già Infermiere presso ULSS di Piove di Sacco (PD)

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